PitStopEni, il tetto ai carburanti conviene: quanto ci guadagna davvero la compagnia

Eni ha annunciato un tetto al prezzo dei carburanti, il che di colpo è diventata la notizia principale (o quasi) in Italia. Benzina a 1,99 euro al litro e diesel a 2,19. Il tutto per 30 giorni, a partire dal 28 settembre 2026.
Una strategia vincente, che potrebbe essere prorogata fino al termine dell’anno. Un aiuto alle famiglie e alle imprese, ecco com’è stato presentato il tutto. Dietro la mossa, però, c’è un preciso interesse economico della compagnia. A spiegarlo, numeri alla mano, è stato Carlo Cottarelli.
Cosa ha detto Cottarelli su Eni e il tetto al carburante
Ospite di _La7_, l’economista è partito da una premessa: “I profitti dell’Eni sono molto elevati in questo momento, come quelli delle compagnie petrolifere. È chiaro che c’era il timore che venisse messa una tassa sugli extraprofitti.”.
Da qui ha avuto inizio un’interessante lettura di questa mossa, che “può essere interpretata come ‘cambiamo i prezzi così evitiamo la tassa sugli extraprofitti’. Perché ora uno dice ‘non gliela metti più perché hanno già fatto lo sforzo di buona volontà’”.
Ha poi sottolineato un profondo dubbio sulla spontaneità dell’operazione, spiegando quanto sia “difficile pensare che l’Eni l’abbia fatta di sua spontanea volontà. Un po’ di pressione ci deve essere stata”. Un metodo che ricorda, dice, cosa accadeva con le partecipazioni statali, ovvero utilizzi ai fini politici.
Quanto costa lo sconto a Eni
Il conto lo fa lo stesso Cottarelli, che spiega:
Per ogni 10 centesimi di sconto, l’Eni ha un minore incasso di circa 60 milioni di euro al mese. Adesso si parla del doppio, 20 centesimi circa, che sarebbero più o meno 100-120 milioni di euro.
Nel caso in cui il tetto restasse in vigore solo per i 30 giorni annunciati, il costo per Eni si aggirerebbe dunque intorno ai 100-120 milioni di euro. In caso di proroga fino a fine anno, invece, l’onere salirebbe in proporzione, raggiungendo quota 300-360 milioni.
Per avere un metro di paragone, in Francia la misura analoga di TotalEnergies (tetto a 1,99 euro sulla benzina e 2,25 euro sul diesel) è stata stimata in 250-300 milioni. C’è però una differenza sostanziale, dal momento che i nostri vicini hanno esplicitato come il tetto salterebbe in caso di tassa sugli extraprofitti.
Quanto ci guadagna Eni
Al di là della preferenza che gli italiani avranno per i distributori Eni, il gruppo avrà di certo un guadagno d’immagine notevole, che potrebbe avere un riscontro anche in ambito energetico. Lo ha ipotizzato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori che, commentando la notizia del tetto sul carburante, ha evidenziato come pare sia partita un’ondata marketing proprio per quanto riguarda Eni Plenitude luce e gas.
Il punto chiave sta tutto nel confronto tra quanto Eni perde di certo con lo sconto e ciò che evita se la tassa sugli extraprofitti venisse davvero accantonata:
- costo dello sconto è oggi di circa 100-120 milioni;
- la tassa evitata non è quantificata ufficialmente ma la politica, con la Lega, ci viene in aiuto e parla di utili attesi per 5 miliardi nel 2026, con un prelievo statale che potrebbe andare da alcune centinaia di milioni fino a oltre 1 miliardo di euro.
Da questo ragionamento risulta chiarissimo come Eni possa ottenere un pareggio nei conti nello scenario peggiore o guadagnarci notevolmente in quello migliore.
Chi paga davvero
Cottarelli ha poi ricordato che il conto non lo paga soltanto Eni. È una società controllata dallo Stato e “circa un terzo delle azioni sono in mano pubblica” (tramite Mef e Cdp). Il minore incasso è dunque “comunque un minore incasso per lo Stato italiano in termini di dividendi”. A rimetterci sono così i grandi investitori internazionale e circa 250mila piccoli azionisti.
Il rovescio della medaglia sta però nello stop al taglio delle accise. Operazione che in passato è costata all’erario circa 2,8 miliardi di euro.
Questa lettura trova poi un riscontro indiretto nelle reazioni della maggioranza. Tajani ha rivendicato la linea come una vittoria politica, sostenendo che la collaborazione volontaria delle imprese sia preferibile alla tassazione degli extraprofitti.
Salvini ha invece accettato la mossa ma ha poi rilanciato, chiedendo un contributo “più significativo” alle banche. Ha infatti citato utili bancari attesi per circa 50 miliardi nel 2026, a fronte dei 5 pervisti per Eni.
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